L’UOMO DISINCANTATO – Una serata al teatro sperimentale (3)

Mentre liquidava dentro di sé ogni residuo dello stato di eccitazione e di fastidio nel quale le circostanze lo avevano poc’anzi coinvolto, Peter prese da parte la Lady e le chiese sottovoce ma con un tono comunque perentorio di riassettarsi in fretta recuperando anche le mutandine finite nel frattempo pericolosamente vicino al fuoco ancora acceso. La delusione delle donne e dei due uomini per quel suo brusco dietrofront era palpabile: si avvertiva nei loro occhi privi di rabbia che sembravano avere assunto d’un tratto una consistenza quasi liquida, umettati com’erano da un lucore severo, totalmente avulso dallo sfavillio gaudente e festoso di poco prima. Nessuno aveva la forza e la voglia di parlare e tutti invece, con lo stesso, malinconico e impotente rammarico che contraddistingue l’umore nelle mattine in cui ci si risveglia dopo un bel sogno particolarmente realistico, guardavano la Lady che, dal canto suo, raccoglieva le sue cose e si sistemava i vestiti facendo attenzione a non incontrare lo sguardo di nessuno e mostrandosi per la verità molto più imbarazzata di quando se li era tolti. Proprio questo suo atteggiamento diede da pensare a Peter. All’inizio egli ritenne che fosse la logica conseguenza dell’essere rientrata in sé dopo un momento d’inspiegabile follia e che quel disagio si potesse spiegare facilmente con la consapevolezza di aver acconsentito a fare cose delle quali, dopo il ritorno alla normalità, si vergognava. Ma a quella spiegazione – che di sicuro lo rassicurava – doveva presto associarsene un’altra, molto meno scontata e invece, dal suo punto di vista, piuttosto allarmante: che la Lady, cioè, fosse turbata non a causa della propria condotta bensì per il comportamento dello stesso Peter e che quindi il silenzio imbarazzato nel quale era sprofondata fosse in realtà il suo modo di scusarsi con quella gente per la sua scenata, manifestando loro implicitamente anche il proprio dispiacere per non essere riuscita ad arrivare sino in fondo.
Quelle due letture della faccenda – a dir poco divergenti – lo turbarono molto perché, in fondo, gli facevano intendere che, se era in grado di attribuire a un suo atteggiamento due interpretazioni diametralmente opposte, egli non conosceva affatto la Lady e che, di conseguenza, non avrebbe dovuto e potuto dichiarare con tanta forza a quella gente di amarla, rivendicando pubblicamente la loro esclusiva e vicendevole appartenenza. Se la forza della realtà, che ci giustifica nel nostro fedele attaccamento a essa, nasconde in sé le insidie di un’ambiguità infinita, tale da contemplare addirittura la possibilità diffusa e preponderante della menzogna inconsapevole, ha ancora senso prestarle il nostro innato giuramento di lealtà assoluta, dandolo per scontato così come la nascita e la morte?
A quel punto però, Peter, rendendosi conto che, messo di fronte al dubbio circa le vere motivazioni del suo imbarazzo, non era più capace di guardare la Lady con vera tenerezza (dato che quest’ultima era stata disperatamente corrotta nel crogiuolo di un sentimento amoroso sempre più inquinato e irrigidito dalla sua stessa cieca volontà di amare), sentì il bisogno di inghiottire subito un’altra pasticca di D.O.G.
Decise quindi di prendere tempo e di rimanere in silenzio, giacché questo si adattava bene sia all’eventualità che il disagio della Lady fosse dovuto alla consapevolezza di essersi lasciata andare a un comportamento scandaloso (perché certe cose devono decantare a poco a poco e vanno salvaguardate soprattutto dai sensi di colpa), sia a quella che, invece, fosse dispiaciuta per la sua reazione e per com’era andata a finire tutta la storia (perché qualunque uomo sa bene che se una donna è furiosa con lui e tuttavia tace, ogni suo tentativo di dialogare ha le stesse possibilità di successo dello sguardo indagatore di un automobilista a digiuno di motori che, rimasto in panne, apra il cofano e inizi a scrutare qua e là). Si limitò quindi – per darsi un tono – ad apostrofarla con qualche immediata banalità: “Insomma, vuoi andarci a questo spettacolo, o no? Hai visto che ora è? Siamo in ritardo!” Subito dopo aver parlato, però, si morse la lingua commiserando se stesso per quell’uscita infelice. Com’era prevedibile, la Lady non solo non rispose ma non lo degnò neppure di uno sguardo; allora, col consapevole avvilimento di chi sa di non avere alcuna speranza, provò a ipotizzare – unicamente per farsi coraggio – l’eventualità di non essere stato udito. Lei invece continuò a camminare, restituendo senza indugio a ogni suo passo la solita quiete elegante che nessun sogno, delusione o rabbia avrebbero mai potuto insidiare. Peter la guardava in silenzio e sentiva non solo di amarla, consumato anche, sulla superficie di quel trambusto interiore, da uno stato di febbrile rimorso per l’eccitazione frustrata di poco prima, ma di essere anche pieno di ammirazione per quella sua bellezza assoluta che non aveva mai bisogno di affermarsi con prepotenza e che, schizzinosa, scansava anzi ogni sentore di aggressività alla stregua di un’imperdonabile caduta di gusto.
Mentre procedevano sempre un poco distanti l’uno dall’altra, lei cinque o sei passi avanti a lui sul lato opposto della strada, Peter cominciò a riconoscere in sé i primi sintomi di una malattia dello spirito davvero terribile e dolorosissima che, almeno in amore, data l’atipicità della sua natura sentimentale, lo aveva sempre e solo sfiorato appena, consentendogli in tal modo di farsi l’errata convinzione di esserne immune: la gelosia.
C’era infatti una terza spiegazione possibile per l’imbarazzo mostrato dalla Lady a seguito degli eventi che si erano appena conclusi e per il modo brusco in cui lui li aveva interrotti; anzi, sarebbe meglio dire una sottospiegazione della seconda spiegazione, quella cioè del disagio causatole dall’atteggiamento di Peter e dal desiderio, impraticabile di fatto senza sconfessarlo schierandosi apertamente contro di lui, di scusarsi con quella gente. Nel caso in cui la prima spiegazione, quella della vergogna per essersi lasciata andare a comportamenti sessuali che non appartenevano alle sue abitudini, non fosse stata veritiera, la seconda, diventando automaticamente quella giusta, poteva nascondere un’altra insidia, una specie di doppio fondo: ovvero il fatto che per la Lady certi modi di agire fossero, all’insaputa di Peter, abituali. Ecco perché non solo non si era ribellata – se non un poco all’inizio quando, più che altro sorpresa dalla situazione, aveva tentennato diffidente di fronte alla donna bionda che le stava sfilando le mutandine – ma aveva mostrato di essere completamente partecipe e a suo agio! Ecco allora il vero significato del suo attuale silenzio che secondo Peter si stava ormai protraendo troppo a lungo per non essere anche il segnale di un’aperta ostilità nei suoi confronti! A quel punto l’immaginazione malata dell’amante ferito aveva cominciato a prendere possesso di ogni suo pensiero – mentre un’arsura infernale, quasi avesse ingoiato all’improvviso una manciata di sabbia, gualciva e infiammava le mucose della sua gola – inducendolo a enumerare con una smania sfrenata, scorrendo mentalmente l’elenco di tutte le comuni conoscenze maschili, i possibili complici dei costumi viziosi della Lady. E se invece i suoi amanti non fossero stati tra le amicizie che condividevano? Iniziò allora a vederla col lattaio, col benzinaio, col postino, col giardiniere, col parrucchiere, con tutti questi insieme, nel più sconfortante dei deliri paranoici; e si struggeva di questo terribile nulla perché lei, intanto, non faceva altro che camminare, innocente, elegante e bellissima, solo cinque o sei passi avanti a lui.

(estratto dal secondo volume)

©Andrea Rossetti

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